Gabriel Orozco: tra manipolazione e disorientamento

di Redazione Commenta

la vera caratteristica di questo artista messicano è proprio quella di non avere una caratteristica. Non possiamo definire il suo stile, le sue opere . Ogni pezzo è a sé, ogni opera è un impulso scaturito da un’idea, da un libro, da un luogo..

Prendetevi del tempo per visitare Parigi, le Centre Pompidou e la mostra di Gabriel Orozco qui al centro d’arte contemporanea fino al 3 gennaio 2011.
Orozco è un artista internazionale davvero unico. La sua unicità esplode nella diversità delle opere da lui prodotte (sculture, fotografie, disegni, dipinti), dai materiali di volta in volta impiegati e dalle insolite unioni di elementi tra loro spesso differenti. Ma la vera caratteristica di questo artista messicano è proprio quella di non avere una caratteristica. Non possiamo definire il suo stile, le sue opere. Ogni pezzo è a sé, ogni opera è un impulso scaturito da un’idea, da un libro, da un luogo. Ciò che avverte lo spettatore guardando i suoi lavori è una sensazione di disorientamento, un turbamento percettivo.



E’ quello che sentiamo osservando uno dei pezzi più famosi di Orozco, la scultura “D.S.” del 1993, la celebre vettura francese degli anni ’60, la Citroen DS diventata monoposto. L’artista modifica, manipola. Il veicolo è sviluppato in un solo senso, quello della lunghezza, è smembrato della larghezza e ricostituito con proporzioni non realistiche.
Orozco parte dagli prodotti del mondo dell’industria e li priva di ogni loro utilità.
Nelle sue fotografie l’artista registra dei piccoli avvenimenti, dei gesti o degli interventi discreti: quello che ha lasciato un soffio sulla superficie laccata di un pianoforte (Breath on Piano, 1993) oppure le tracce di una ruota di bicicletta che attraversa una pozzanghera (Extension of Reflexion, 1992).

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