Lou Ruvo Center: incredibile architettura di Frank Gehry

di Marina Pellegrino 3

Una sorta di architettura “drammatica” e confusa solo all’esterno che invece all’interno conferisce serenità..

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Difficile non riconoscere, con un semplice colpo d’occhio, che la scultura in questione porta la firma di uno dei più importanti architetti contemporanei, ovvero, Frank O. Gehry.
Si tratta del Cleveland Clinic Lou Ruvo Center for Brain Health, centro di salute mentale specializzato nella ricerca e cura di malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, la SLA e disturbi della memoria, che si compone di un’ala dedicata alla clinica vera e propria, nonché al centro di ricerca, e di un’altra ala situata all’estremità meridionale, a cui è collegata da un cortile, dove sorge il centro eventi e congressi Life Activity Center.


La struttura inaugurata la scorso 21 maggio a Las Vegas e costata circa 100 milioni di dollari – è ricurva, in acciaio inox e coperta da un tetto ripiegato su se stesso. Uno scontro di forme, uno scontro impetuoso del metallo delle pareti che sembra suggerire significati più profondi.


Una sorta di architettura “drammatica” e confusa solo all’esterno che invece all’interno conferisce serenità e dove la presenza di corridoi lievemente curvi allontana malati e familiari da una sensazione di un viaggio lungo e infinito legato sia alla malattia che al luogo stesso.
La parte della clinica, che è dotata di quattro piani ospitanti studi medici e stanze per pazienti, è rivestita in stucco bianco e vetro (blocchi bianchi sovrapposti) e presenta una geometria più rettilinea. Il Life Activity Center, al contrario, è un volume più imponente e curvilineo, nascosto sotto un tetto-facciata in acciaio inox in pieno stile Frank Gehry.

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Commenti (3)

  1. immagino che gli sfortunati pazienti vengano introdotti nella struttura ad occhi bendati, la vista dell’esterno potrebbe causare un immediato acutizzarsi delle condizioni di disturbo mentale.
    E poi, qual’è la ragione per la quale l’esterno debba essere “drammatico” ed invece l’interno debba conferire serenità, un contrasto che spiazzerebbe le capacità percettive di chiunque, figurarsi di chi ha problemi mentali?
    Il movente non è forse la costante ricerca di protagonismo dell’egocentrico progettista?
    Il solito Gehry ….
    http://www.artonweb.it/architettura/articolo7.htm

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